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Corriere dell sera- Il futuro digitale si Imagina a Montecarlo


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Gli Oscar dell’animazione al computer in scena nel Principato
Il futuro digitale si Imagina a Montecarlo
In gara anche l’italiano Claudio Castelli che con il cartoon Giocattoli Futuristi sfida colossi come Star Wars e Harry Potter
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Cg Italia su Giocattoli Futuristi
Il corto 3D Giocattoli Futuristi ad Imagina 2006
Argomenti ⇒ cortometraggi, animazione 3d, animazione digitale, animazione in Notizie, Media.

Giocattoli Futuristi. Claudio Castelli. Corto in computer grafica 3D in concorso a Imagina Awards 2006
Il “nostro” (mi si passi l’affettuoso impossessamento) Claudio Castelli è l’unico rappresentate della scena creativa digitale italiana ai correnti Imagina Awards, festival dell’animazione in corso a Monte Carlo nell’ambito dell’evento internazionale Imagina 2006.
Vi riporto la presentazione del cortometraggio d’animazione digitale 3D dalle parole stesse dell’autore:
La storia vuole essere da un lato la ripresa di un tipo di rapresentazione futurista, dissacrante e grottesca che riprenda dunque l’assenza di psicologia propria di questo tipo di azione scenica, e che inneschi nello spettatore un senso di smarrimento e stupore, pur rimanendo in una visione onirica-giocosa, dall’altro un “dramma” di tipo espressionista, che contestualizza l’uomo dominato dalla meccanicità da lui stesso costituita, e ne voglia risvegliare la coscienza sopita.
Il “dramma”, in realtà , è piuttosto ironico, e va a riprendere numerosi temi della letteratura italiana, come la “DIVINA COMMEDIA” o i “PROMESSI SPOSI”, andandoli a sintetizzare in minuscole scenette. Opere che hanno scandito la vita e il percorso culturale di tutti noi, temi e riflessioni “comuni” ..
Puo’ essere in parte considerata autobiografica, puo’ d’altra parte, se ci si riesce a calare nei panni impersonali dell’ “APROTAGONISTA” rappresentare un po’ tutti noi, che camminiamo senza stupore nel tempo e nello spazio, cercando quel qualcosa di diverso, avviluppati dai beffardi mutevoli ideali creati ad hoc proprio per consentire il funzionamento della società, ed ogni volta ne rimaniamo irremediabilmente intrappolati, per poi svegliarsi e ricaderci , però, arricchiti
interiormente, e un po’ meno “meccanici”.Ho voluto dunque dare uno spunto di riflessione , specie per tutti noi “giovani”, che in questo momento stiamo lasciando quella dimensione “giocosa” degli studi e ci apprestiamo al LAVORO, o meglio, alla ricerca di esso (per chi non lo avesse già fatto): cerchiamo, ogni volta che ci rendiamo conto di essere un po’ troppo “automi”, di sollevare gli occhi e vedere ancora la vita in maniera giocosa e primativista, cerchiamo, ogni volta che ci svegliamo, di sorridere, anzichè rimanere
sopraffatti, sulla nostra meccanicità, e su quella degli altri. Dopo un incubo (o realtà?) opprimente, avvenuto meccanicamente all’interno della sveglia, il protagonista si risveglia di soprassalto,
avventandosi contro la sveglia e poi facendo cessare l’altro rumore, questa volta non meccanico:
il gallo. Dopo aver fatto rapidissimamente colazione, scende nella natura incantata del paese, dove
pero’, dopo un primo momento di idillio si svelano tutte le sfaccettature grottesche, ridicole
ed orrende che anche questo paesaggio fiabesco offre.Dopo un breve spostamento, fatto di incontri di personaggi meccanici, che svolgono la loro
funzione in maniera “automatica”. Il culmine del grottesco si ha nel SUICIDIO: un automa, fra i piu’ meccanici della narrazione, forse oppresso proprio dalla sua meccanicità si getta nel vuoto, e subito è inghiottito dalla terra. Pioggia, vento, diavoli ne cancellano le tracce, ma quando ormai è sprofondato interviene la BENIDIZIONE: l’atto (o forse semplicemente la pioggia) spegne le fiamme dell’inferno, la terra si richiude ed il mondo è salvo: il protagonista, insieme ad altre creature, si sofferma a contemplare la misticità dell’esistente.Ma questo momento di estasi è turbato dall’entrata in scena di due automi minacciosi, bravi manzionani, alla cui vista il pacato esecutore della benedizione fugge urlando, e l’estasi finisce.
Bar e rissa di ubriachi: il protagonista trangugia un bicchiere (di CAMPARI, ovviamente), fa il
biglietto ed entra nella stazione periferica: luogo ti transito, portale per il resto del mondo, ultimo
avamposto di quotidianetà . Rapido salto sul treno, stridente divinità meccanica mossa da fiamme, ingranaggi e bulloni. Il paesaggio scorre rapido , la campagna viene divorata avidamente dal mostro metallico, in un violento turbine di forme e di colori che si compongono in meccanismi viene annunciata la città. Il protagonista impersonale giunge alla stazione centrale, turbinio di meccanismi, automi lavoratori, treni, automi passeggeri che vanno e vengono da ogni dove, e sceglie,confuso dalla folla brulicante un’ uscita secondaria, assolutamente solitaria.Pochi passi a tentoni nell’oscurità del tunnel sotterraneo, e poi la caduta, il portale per
l’INFERNO. Perniente turbato dalle atroci sofferenze degli automi dannati e dai ghigni minacciosi dei diavoli, fa un breve spuntino e si dirige rapido all’uscita, ma invece di “riveder le stelle” continua
a trovarsi sottoterra, nella metropolitana, Subway.Guadagnata l’uscita, la minacciosità delle ombre che spuntano nei vicoli secondari lo spingono a
tuffarsi nel vuoto, in un bidone della spazzatura di un vecchio complesso popolare. Questo luogo, microcosmo di naturalità nell’impersonalità urbana, lo porta all’istintualità primitiva: insegue il gatto in rottambolesche peripezie, fino ad imbattersi nel cacciatore asiatico.Dopo il forzato ritorno alla normalità, contempla la crescita della città: grattacieli, palazzi, brulicanti
macchinari da costruzione, divinità matrice anche di uomini, espulsi in rapidissima sequenza
dal ventre della grande selvaggia. Ormai inglobato nella serialità generativa, scivola dentro a un imbuto, insieme ad altri oggetti, spazzatura, automi-uomini: riuscirà a intravedere un amore, sintetizzato in una fatina bella addormentata segregata in una torre, per poi essere “macinato” dalla macchina “sociale” ed essere OMOGEINIZZATO nella struttura sociale, alquanto MECCANICA, che domina il meccanismosocietà in cui vive.Diventare cioè una piccola forza PROPULSIVA per uno dei MILIONI di ingranaggi, costituenti
uno dei MILIONI dei meccanismi che muovono l’esistente.

Giocattoli Futuristi. Claudio Castelli. Corto in computer grafica 3D in concorso a Imagina Awards 2006
Arcipelago da Cinema Supereva
Roma, 16-22 giugno 2006
Dei 1596 arrivati, questa volta ne vedremo 201. E’ questo il numero dei corti della XIV edizione di Arcipelago ? Festival internazionale di cortometraggi e nuove immagini che si svolgerà a Roma dal 16 al 22 giugno. Prima novità di quest’ anno è lo sdoppiamento del luogo adibito alle proiezioni. L’ormai veterano multisala Intrastevere avrà come compagno di viaggio l’ altrettanto storico Filmstudio, famoso per l’ attenzione che dedica al cinema indipendente e di ricerca. Proprio qui trent’ anni fa fu presentato Io sono un autarchico, esordio dietro la macchina da presa di Moretti.
Classiche invece le sezioni: Onde corte, concorso internazionale, Con/Corto concorso nazionale, Video/Rome di ambito regionale, eMovie, dedicato al cinema breve di stampo digitale e Corto Web, in collaborazione con il portale Shortvillage, i cui premi verranno assegnati dal pubblico internauta che potrà votare fino al 5 novembre sul sito www.arcipelagofilmfestival.org/cortoweb. Tornerà anche Extra Large, con una nuova identità: diventa infatti una sezione competitiva dedicata al documentario italiano.
Tra i dodici titoli selezionati da segnalare i già conosciuti Chiamami Mara di Bruno Bigoni, Macondo a Milano 1977/78 di Michele Sordillo e la versione televisiva de Il fantasma di Corleone di Marco Amenta. Tra gli altri italiani sparsi nei ricchi meandri di questo Arcipelago troviamo il paradossale Un filo intorno al mondo di Sophie Chiarello con il trio Aldo, Giovanni e Giacomo alle prese con gli stravolgimenti della seconda guerra mondiale nelle campagne padane, il pasoliniano Dentro Roma di Francesco Costabile, i già apprezzati Trevigolaottantasette di Valerio Mastandrea, in concorso al Festival di Venezia 2005 e vincitore del Nastro d’ Argento, e Un inguaribile amore di Giovanni Covini, premiato recentemente ai David di Donatello.
Nel programma si fa notare anche 58% di Vincenzo Marra, presentato a Locarno lo scorso anno, che ci introduce l’ evento speciale dedicato alla difficile situazione israelopalestinese. Promise land(s). Il muro dentro è il titolo della sezione che ospita corti e documentari di registi di entrambi gli schieramenti. Autori che affrontano la questione in chiave differente, chi attraverso lo strumento dell’ indagine e della denuncia, chi invece con ironia e comicità. Un esempio su tutti il musical passato al Sundance ispirato a West Side Story: West Bank Story.
Si continua a raccontare la storia di un popolo, questa volta però occidentale, un popolo che ancora oggi ha da smaltire l’ amara eredità di una classe politica deturpatrice di razze. Stiamo parlando della Germania, paese ospite di questa edizione. Due sono gli eventi da tener presente: ExGermania Est. La vita, istruzioni per caso e Kurzland uber alles. Finestra sulla Germania. Il primo raccoglie una selezione di documentari e film d’ animazione prodotti a scopi educativi dalla casa di produzione DEFA (Deutsche Film-AG) tra gli anni Sessanta e Ottanta.
Una società che ha accompagnato i tedeschi dell’ est dal 1946 fino alla caduta del Muro di Berlino. Si tratta di una serie di documenti video eccellenti per avvicinarci alla condizione storica di quegli anni. Il secondo invece condensa le migliori produzioni realizzate tra il 1995 e il 2004 fornendo un quadro vitale della cinematografia breve della Germania. Degni di un accenno: Quest, vincitore dell’ Oscar per l’ animazione e Goodbye, premiato a Venezia nel 2004. Il tutto è stato reso possibile grazie alla collaborazione del Goethe-Institute Rom, del direttore del Dresden Filmfest Robin Malick e della DEFA-Stiftung.
Le soprese non finiscono qui. Continuano con i film in digitale che di solito raccolgono un nutrito numero di fan, soprattutto dell’ animazione. E allora subito spazio al nome più atteso, Henry Selick, regista di Nightmare Before Christmas che per la prima volta si avvicina al 3D con il corto Moongirl. Altra sopresa, Rubber Johnny, una sorta di Elephant Man allucinato realizzato dal famoso videomaker e regista di videoclip inglese Chris Cunningham.
Tra i 50 titoli del concorso non potevamo mancare noi italiani. Ad esserne portavoce Claudio Castelli con Giocattoli futuristi, esperimento in tre dimensioni che prende spunto dall’ arte di Depero. Infine l’ ultimo omaggio è rivolto ad Andrej Tarkovskij, a vent’ anni dalla morte, con la proiezione de Il rullo compressore e il violino (1960), saggio di diploma alla scuola di cinema moscovita VGIK del regista di Andrej Roublev (1969) e Stalker (1979).
ineditablog di Marina Bellini
Recenzione Giocattoli Futuristi- di Marina Bellini
Tratto da “ineditablog”, a cura di Marina Bellini
Giocattoli Futuristi
M’era sfuggito, per una fatale coincidenza con InEdita, questo straordinario cartoon digitale di ispirazione futurista, il cui autore Claudio Castelli, 26enne neolaureato in disegno industriale al Politecnico di Milano, è stato l’unico candidato italiano ai Imagina Awards di Montecarlo.
Il video, ispirato all’arte di Fortunato Depero, per conto mio è incantevole. Anche se non ha vinto. E’ come se Depero si fosse reincarnato in Castelli e, con i nuovi mezzi a disposizione, avesse reinterpretato il gioco di movimenti che già trapelavano nelle sue opere del primo novecento.
Questo cartoon rappresenta, al di là delle premonizioni futuriste, lo stupore del dinamismo che il grande artista ha regalato, con la sua opera, all’Arte italiana.
Finchè il video resta disponibile gratuitamente in rete, credo valga la pena scaricarlo e conservarlo. Ma soprattutto mostrarlo ai bambini.
Se ci fossero più… Castelli in aria, si potrebbe spiegare loro, con facilità, i significati dell’Arte: questo bene prezioso di cui ci curiamo sempre meno.



